Il Premio Nobel per la pace al dissidente cinese Liu Xiaobo, ha riacceso i riflettori dell’opinione pubblica mondiale, o almeno di quella parte che ha a cuore la libertà di ogni cittadino di questo mondo, sulla Cina e sulla repressione delle minoranze e di ogni dissenso.
Dopo il conferimento dello stesso premio al Dalai Lama e dopo la sanguinosa repressione dei monaci tibetani, ancora una volta il silenzio dei governi delle nazioni democratiche, è stato scosso dalla assegnazione del Nobel a chi ha avuto il coraggio, anche a rischio della propria vita, di denunciare la repressione dei diritti umani.
La Cina si indigna e rafforza la repressione contro chiunque rompa il silenzio, cercando di uccidere le speranze ma dimostrando anche che non è ancora riuscita a completare l’opera.
Vogliamo capire di più quello che sta accadendo in Cina, ciò che muove il dissenso e quali siano le prospettive per le tante minoranze a rischio di cancellazione, come i tibetani e gli uiguri e quello che non accade nella comunità internazionale.
Per questo abbiamo invitato il corrispondente della Repubblica a Pechino, Gianpaolo Visetti (già direttore del Trentino) ad un pubblico incontro che si terrà il 5 novembre.