Oggi 6 luglio è il compleanno del Dalai Lama. A parte i primi anni di vita non c’è mai stato un anno della sua vita che non fosse un anno drammaticamente importante per il suo popolo. Più di 50 anni della sua vita sono trascorsi lontano dal Tibet dopo che un gruppo di fedelissimi lo avevano scortato in India per sottrarlo alla repressione del governo cinese che aveva occupato militarmente il Tibet.
L’esilio gli ha permesso di mantenere e di accrescere la sua autorità spirituale e politica nel popolo tibetano. I tibetani portano sul cuore la sua immagine nonostante la proibizione e la feroce repressione e non esitano a scendere in piazza per rivendicare la libertà come è accaduto il 10 marzo.
L’opinione pubblica mondiale è rimasta scossa per le vittime della repressione e per il sangue dei monaci che ha bagnato le strade di Lhasa e di tante altre località. Eppure il Dalai Lama ha continuato ad invocare il dialogo con la Cina e ha minacciato di abbandonare il suo ruolo se i tibetani fossero ricorsi alla violenza. Solo la nonviolenza può preservare la grande ricchezza spirituale e l’identità culturale del popolo tibetano e per questo il Dalai Lama ha chiesto l’autonomia del Tibet, anche se l’indipendenza sarebbe il giusto diritto.
Quest’anno il suo compleanno giunge alla vigilia delle olimpiadi di Pechino. Una vigilia carica di aspettative per il rispetto dei diritti umani dei tibetani e di tutti i cinesi, ma che rischiano di rimanere solo aspettative mentre la realtà è segnata dalla continua repressione di ogni manifestazione di dissenso, dalla censura e dalla negazione del diritto di informazione.
Ci sono delle trattative in corso ma sembra più una concessione del governo cinese per attenuare le proteste che si sono levate in tutto il mondo al passaggio blindato della fiaccola olimpica che non una svolta nei rapporti tra governo cinese e governo tibetano.
Il governo cinese ha fatto leva sul nazionalismo e continua ad indicare il Dalai Lama come un pericoloso terrorista piuttosto che come l’autorevole leader spirituale e politico che riesce ancora a frenare l’impazienza dei tibetani e a mantenere unito un popolo nonostante l’assenza di prospettive.
Io mi auguro che qualcosa cambi perché il tempo per il popolo tibetano sta per scadere e la conservazione di una identità, di una cultura e di una terra sono sempre più a rischio di fronte alla continua colonizzazione da parte del governo cinese.
Mi auguro che le olimpiadi soddisfino l’orgoglio della Cina e permettano di aprire una porta ad un vero dialogo che oltretutto è proprio nell’interesse della Cina.
Chiedo a tutta la comunità internazionale di smetterla con l’ipocrisia di formali proteste che non toccano gli interessi economici e che non pretendono il rispetto dei diritti umani. Se tutta l’Europa fosse ad esempio decisa nel chiedere la libertà di circolazione e di informazione, la liberazione dei prigionieri politici e il rispetto dei diritti essenziali, accogliendo il Dalai Lama come un capo di stato e offrendo l’esempio della nostra autonomia speciale come una strada da percorrere, penso che le cose cambierebbero.
E forse accanto all’eterno sorriso del Dalai Lama, che ci fa sempre capire quanto siano piccole le nostre preoccupazioni e quanto grande sia l’umanità, ci sarebbe anche il sorriso del popolo tibetano.
Dal Trentino giunga al Dalai Lama un augurio carico di solidarietà e di speranza.
Luglio 10, 2008 alle 9:02 pm |
Il futuro per un nuovo Trentino:
http://mazingazeta.wordpress.com/2008/07/09/principato-di-trento/