“Beh, si sapeva già. E da un bel pezzo. Viviamo in una provincia europea più di destra che di sinistra, più clericale che laica, più padronale che socialista, più provinciale che cosmopolita, più chiusa che aperta. Non fosse così, la nostra vita pubblica non sarebbe stata dominata per un ventennio (più il resto) dall’arcitaliano Silvio Berlusconi. E non vedrebbe un partito xenofobo tornare in trionfo al potere. I cittadini di sinistra sono – da sempre – una minoranza di massa….. L’Italia è questa. Possiamo scegliere di viverci male, sprezzanti e amareggiati. Presuntuosi e acidi. O provare a tenere duro, sentirci cittadini, lavorare, discutere, parlare agli altri, non mollare. Chi di noi ha figli, conosce bene l’impulso di avere speranza per loro, anche quando non se ne ha più troppa per sé.”
Le parole di Michele Serra dicono quello che conosciamo da tempo e che solo la capacità di buongoverno del centrosinistra ha impedito emergesse in tante altre occasioni elettorali.
Mi aspettavo il trionfo della Lega, più del successo di Berlusconi, era nell’aria o meglio era nelle pance, e mi aspettavo che nella galassia dell’arcobaleno la contraddizione tra partito di governo e partito di lotta fosse risolta dagli elettori, anche se non così pesantemente, mi aspettavo un buon risultato del PD e c’è stato ma il giudizio elettorale è duro da accettare.
In Trentino il miracolo non si è ripetuto, si va a destra anche qui, anche con i soldi dell’autonomia, anche con un buon governo, quando, come dice Lerner, lo spirito dei tempi è tra nostalgia e spavento c’è poco da fare. O meglio ci sarebbe molto ancora da fare per evitare che le paure dello straniero e del mondo si traducano in voti e in politiche che continueranno a rafforzarle più che a superarle perché da esse traggono alimento. Si poteva fare qualcosa per evitare ad esempio di perdere maldestramente due seggi al Senato che erano a portata di mano se si fosse evitato di trasformare un alleanza per l’autonomia in una esclusione del partito democratico e della sinistra. Si poteva fare qualcosa con delle candidature più in sintonia con i buoni propositi e con una campagna elettorale che tendente a raggranellare qualche voto al centro ha finito per disperderne tanti a sinistra.
Ma non voglio finire anch’io tra quelli che “l’avevo detto…” perché non mi basta, perché non dà risposte alla realtà di una sinistra incapace di rappresentare i lavoratori e vorrei che Dellai e la Margherita provassero a fare la stessa cosa, ad interrogarsi su quello che possiamo fare per ribaltare il risultato ad ottobre.
Non credo che basti fare il Partito Democratico perché le piazze rimarrebbero piene e le urne rimarrebbero vuote, ma bisogna farlo, in modo originale e radicato sul territorio ma bisogna farlo,
non credo nemmeno però che basti recuperare con grande impiego di risorse pubbliche il voto delle valli, perché non va bene e perché non basta.
Io non credo che l’alleanza per l’autonomia sia sbagliata, ne’ credo che sia sbagliato costruire una politica che dia risposte allo spaesamento costruendo comunità, ma non si può fare questo con rappresentanze politiche che ripetono stanchi rituali della politica sconfitta dalle urne. I candidati imposti o imponendone l’esclusione, le cene di quelli che contano anche se votano a destra e la mancanza di incontro con quelli che votano a destra e che non contano, l’arroganza che permette di rivendicare privilegi ai politici e privilegi ai soliti noti e che pretende di imporre le riforme decise a tavolino da qualcuno.
Lo so che la destra ne fa di peggio eppure la votano, i lavoratori del pubblico impiego del sud come i precari del centro e gli imprenditori del nord. Lo so che non possiamo concorrere sulle paure alimentate dalla Lega ma è un paradosso che la sinistra si batta per gli alloggi Itea che la Lega non vuole e poi gli inquilini votano la Lega. Così come è un paradosso che il sindacato si occupi di ogni atto della pubblica amministrazione e non si occupi altrettanto di ciò che vivono i lavoratori.
La sinistra è lontana lontanissima dallo spirito dei tempi, ha detto qualcuno, e se se si avvicina allo spirito dei tempi che fa? vira a destra? Ma forse ha ragione chi dice che il risultato sancisce, ed era ora, la fine del novecento. In parlamento non ci saranno più comunisti, socialisti e neppure democristiani. Non credo sarà quello che mancherà ai nostri figli, non sarà la falce e martello ne’ le facili ideologie rassicuranti, più facile che manchi un’idea per la quale valga la pena spendersi. E a questa forse vale la pena dedicarsi.
Anche perché a chi agita lo spauracchio delle moschee o dei comunisti non si risponde rincorrendo e rassicurando, piuttosto offrendo rappresentanze credibili e parlando di un Italia possibile e bella , o di un Trentino bello e capace di costruire futuro.
Per questo invito tutti a confrontarsi, senza l’arroganza di chi non vuol vedere e senza l’arroganza di avere la soluzione in tasca, ma con l’urgenza necessaria perché non si può lasciare l’elettorato PD senza liste di riferimento ne’ limitarsi ad essere solo di questo il riferimento.
Sono convinto che solo la stoltezza possa impedirci di elaborare una proposta di governo del Trentino e indicare donne e uomini in grado di interpretarla e di ottenere i consensi necessari.