La proposta avanzata dal consigliere Roberto Pinter di ricavare, all’interno della prossima edizione del Festival dell’Economia, uno spazio dedicato al rapporto Cina-Tibet, magari invitando a portare la sua testimonianza lo stesso Dalai Lama, non può lasciare i trentini indifferenti.
Tutti ricordiamo l’accoglienza corale, generosa e piena di entusiasmo che la nostra terra ha riservato per ben due volte alla massima rappresentanza – ad un tempo politica e religiosa – del popolo tibetano. In entrambe le occasioni, al centro delle riflessioni che abbiamo cercato di articolare, vi era il concetto generale di autonomia territoriale, e nello specifico ovviamente l’esperienza sviluppata dal Trentino. Accolgo quindi volentieri – di concerto con i soggetti organizzatori del Festival dell’Economia – l’ipotesi di invitare ufficialmente il Dalai Lama in Trentino. In questi giorni l’invito sarà formalizzato a Sua Santità Tenzin Gyatso, pur nella consapevolezza che i tempi per concretizzare la sua venuta a Trento sono molto stretti.
Vorrei aggiungere però che con il tema “Mercato e democrazia” gli organizzatori del Festival dell’Economia si sono già comunque proposti di affrontare una problematica che ha molto a che fare anche con ciò che sta accadendo in Cina e in altri paesi che attraversano una fase accelerata di sviluppo, non sempre accompagnata ad una crescita delle libertà democratiche. Il tema, lo sappiamo, è diventato sempre più attuale dopo il crollo del Muro di Berlino. Fino alla fine degli anni ‘80, infatti, si poteva ritenere che fra libertà economica e le libertà politiche vi fosse un rapporto diretto, se non proprio di causa-effetto. Oggi la cosa non è data più per scontata. È vero, come ricorda Pinter, che già altre esperienze nel mondo – ad esempio in alcuni paesi dell’America Latina – avevano mostrato come lo sviluppo economico (specie in un’ottica di radicale liberismo) non si accompagna necessariamente allo sviluppo della democrazia, anzi, in qualche caso può generare ex-novo dei regimi autoritari. Oggi però le aspettative – così come le preoccupazioni – generate dalla relazione mercato-democrazia sono ancora più pervasive, visto che riguardano paesi delle dimensioni della Cina e visto che potrebbero provocare delle conseguenze anche al loro esterno, ovvero nelle stesse democrazie mature, come quelle europee.
Nella riflessione che il Festival dell’Economia vuole proporre, ci sarà spazio anche per il Tibet? Certo che sì; ma questo, credo di poter dire, indipendentemente dalla possibilità del Dalai Lama di accogliere il nostro invito. Le relazioni che sentiremo a Trento, i dibattiti a cui il Festival darà vita, le tante iniziative “di contorno” offriranno non uno ma mille spunti per interrogarsi sul caso tibetano. Questa del resto è da sempre la missione del Festival: parlare di economica – e di politica – a tutti, affrontando problemi concreti, reali, sui quali ognuno di noi si interroga. Comunque vada, le ragioni dei tibetani – e degli altri popoli che chiedono uno sviluppo economico capace di promuovere più libertà, più autonomia, partecipazione, più diritti umani, più qualità della vita, e non solo più accumulo di capitali o più crescita del Pil – a Trento ci saranno.
Lorenzo Dellai presidente Provincia autonoma di Trento