L’autonomia del Trentino e del Sudtirolo: una via possibile per il Tibet?

By robertopinter

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KARMA CHOPEL presidente del parlamento tibetano in esilio è ritornato in Regione.

I tibetani confidano nella solidarietà delle democrazie occidentali e nel loro aiuto politico ed umano di fronte alla violenta repressione delle dimostrazioni in Tibet contro il regime di stato cinese. Questo è quanto ha dichiarato il Presidente del Parlamento tibetano in esilio, Karma Chopel nel corso di un incontro con la  Presidenza del Consiglio regionale che si è tenuto a Bolzano lunedì 31 marzo.

Karma Chopel è un nostro amico che è già stato in regione incontrando tutte le istituzioni e in particolare potendo intervenire in una seduta ufficiale del Consiglio Regionale.

Domenica, dopo l’incontro con il parlamento europeo e con il parlamento italiano è ritornato in regione accompagnato dal presidente del gruppo interparlamentare a sostegno del Tibet.

Karma Chopel è stato accolto dalla presidenza del Consiglio regionale con un momento molto intenso quando il presidente Pahl ha pronunciato il suo discorso in lingua tibetana e ha poi incontrato la comunità tibetana presente in regione che vive con preoccupazione questo momento ma anche con la convinzione che è necessario alimentare la pressione sulla comunità internazionale e sul governo cinese. La visita è servita per ribadire che la Regione e le Province autonome di Trento e Bolzano sono impegnate nel sostegno della causa tibetana, sia con il riconoscimento politico dell’autorità del Dalai Lama, del governo e del parlamento tibetano in esilio, sia con azioni di solidarietà e progetti di cooperazione. Ma soprattutto sì è ribadito che l’esempio della autonomia della nostra regione è la dimostrazione che è possibile la salvaguardia della cultura tibetana e l’autogoverno senza compromettere l’attuale unità territoriale della Cina.A Karma Chopel ho ricordato che fin dalla prima visita in regione, il Dalai Lama ha guardato alla autonomia speciale come esempio da seguire per risolvere la situazione tibetana, e per questo siamo disposti ad una azione che coinvolga tutte le autonomie in Europa a sostegno e a garanzia di una via tibetana all’autonomia di autonomia.

La Cina non può accusare il Dalai Lama ne’ di rivendicare l’indipendenza ne’ di alimentare gli scontri. Proprio l’intransigenza cinese nell’impedire il dialogo, l’assenza di miglioramenti e la prosecuzione della cinesizzazione del Tibet ha portato  i monaci e i tibetani a protestare nonostante la feroce rappresaglia e la violenta repressione. La Cina non vuole riconoscere il Dalai Lama ne’ il governo in esilio perché non vuole l’autonomia e perché vuole trasformare il Tibet in una stazione turistica. Ma solo il Dalai Lama può permettere una soluzione non violenta, perché se continuerà la repressione tutto sfocerà nel sangue e nell’odio che distruggerà le speranze del Tibet ma anche il futuro di pace per la Cina

Nella conferenza stampa abbiamo richiesto al Governo cinese l’immediato rilascio di tutti i detenuti politici, la cessazione dell’uso delle armi e della violenza contro i manifestanti, la libertà di informazione e il libero accesso dei giornalisti in Tibet. Abbiamo chiesto anche che la fiaccola olimpica non passi dal Tibet per rispetto di un popolo che ha diritto alla libertà e non di essere usato come immagine  per vendere una Cina che non c’è o per alimentare il business delle olimpiadi.

Il 7 aprile a Trento si terrà un convegno sul tema.

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