DOPO IL PREMIO NOBEL AL DALAI LAMA QUELLO A LIU XIAOBO, MA LA CINA CAMBIERÀ?

novembre 2, 2010

Il Premio Nobel per la pace al dissidente cinese Liu Xiaobo, ha riacceso i riflettori dell’opinione pubblica mondiale, o almeno di quella parte che ha a cuore la libertà di ogni cittadino di questo mondo, sulla Cina e sulla repressione delle minoranze e di ogni dissenso.

Dopo il conferimento dello stesso premio al Dalai Lama e dopo la sanguinosa repressione dei monaci tibetani, ancora una volta il silenzio dei  governi delle nazioni democratiche, è stato scosso dalla assegnazione del Nobel a chi ha avuto il coraggio, anche a rischio della propria vita,  di denunciare la repressione dei diritti umani.

La Cina si indigna e rafforza la repressione contro chiunque rompa il silenzio, cercando di uccidere le speranze ma dimostrando anche che non è ancora riuscita a completare l’opera.

 Vogliamo capire di più quello che sta accadendo in Cina, ciò che muove il dissenso e quali siano le prospettive per le tante minoranze a rischio di cancellazione, come i tibetani e gli uiguri e quello che non accade nella comunità internazionale.

Per questo abbiamo invitato il corrispondente della Repubblica a Pechino, Gianpaolo Visetti (già direttore del Trentino) ad un pubblico incontro che si terrà il 5 novembre.

La resa dei conti tra indipendentisti e autonomisti.

maggio 10, 2010

Sul sito di Italia Tibet sono  stati pubblicati due interventi, uno di Carlo Buldrini e uno del presidente Claudio Cardelli, entrambi a commento del dibattito ospitato da Radio Radicale tra Pietro Verni e Marco Pannella. Conosco le posizioni di Verni e le trovo, come dire “scontate”,  politicamente troppo distaccate, più volte a rispondere alle proprie domande che ad offrire una via d’uscita al  popolo tibetano. Quanto a Pannella è trentanni che faccio a pugni con le sue elaborazioni che contengono verità scomode, ma anche comode omissioni.

 Trovo  il commento a riguardo di Claudio Cardelli equilibrato e corretto

Mi preoccupa di più il commento di Carlo Buldrini, che pure stimo, perchè invita ad una resa dei conti tra autonomisti ed indipendentisti che è assolutamente l’ultima cosa di cui ha bisogno il popolo tibetano.

Io credo che la nostra associazione per statuto debba riconoscersi nelle posizioni espresse dal Dalai Lama e del parlamento e governo in esilio, ma non deve per questo evitare di interrogarsi su cosa accade in Cina e tra i tibetani.

La discussione tra indipendentisti e autonomisti ha un senso se è un modo per domandarsi quale sia la  giusta via per la libertà del popolo tibetano, è un non senso se invece pensa di poter veramente disporre dell’alternativa.

Non conosco tibetano o amico dei tibetani, ed io mi considero tale,che non pensi che l’indipendenza sia un diritto e logica conseguenza dell’autodeterminazione, e chi è per l’autonomia lo fa per scelta politica non per resa. Non c’è alcuna relazione tra l’essere indipendentisti e l’avere a cuore la sorte dei tibetani. Anzi semmai ritengo che chi propone l’indipendenza come via da percorrere politicamente e non solo idealmente sia più interessato alla ragione astratta che non alle sorti concrete dei tibetani.

I tibetani non vogliono saperne della Cina, non ci vogliono grandi saggi per dirlo, ma hanno affidato consapevolmente al Dalai Lama la guida non solo spirituale ma anche politica del popolo tibetano e per questo si riconoscono nella sua azione, che non è quella di un stanco revisionista, ma di un lucido leader che conosce benissimo la condizione vissuta dai tibetani eppure ha , a differenza dei nostri commentatori o di giovani impazienti, la responsabilità di non far cadere nella disperazione il suo popolo e di offrire una via d’uscita. L’unica via d’uscita oggi per un popolo oppresso dalla Cina è certamente quella di confidare nel cambiamento di quel paese, ma guardando al potere del nazionalismo e dell’imperialismo cinese è impossibile che esista una via pacifica all’indipendenza ed è ancor più impossibile che ne esista una armata.

Bisogna augurarsi il martirio dei tibetani se ne rivendichiamo l’indipendenza ed è singolare che se l’autonomia non fa un passo si rilanci con l’indipendenza, addirittura presumendo di essere così più realisti!!

In ogni caso che senso ha chiedere la resa dei conti come prima o poi hanno fatto purtroppo i tanti movimenti indipendentisti o rivoluzionari? Scegliere i più duri, i più puri? E chi lo decide? L’osservatore occidentale? Perchè assimilare la straordinaria forza e unità della resistenza tibetana a movimenti che non hanno mai scelto la nonviolenza come mezzo per arrivare alla libertà e come  espressione di libertà.

La verità è che la situazione è disperata, che la Cina è sempre più forte e sempre più feroce, che gli stati e la politica internazionale sono indifferenti, che conta solo l’interesse economico, e che noi europei invece di dividerci sul cosa chiedere dovremo unirci per fare l’impossibile.

I tibetani hanno diritto all’impazienza, noi dovremo essere sì impazienti, ma non verso il Dalai Lama, bensì verso noi stessi e verso i nostri governi: tanto per cominciare, poi ne riparliamo.

Roberto Pinter

consiglio nazionale Italia Tibet

Resolutions of Autonomous Regions in Support of Tibet

novembre 24, 2009

In March of 2008, the world was shocked about the violent repression by the Chinese Government of demonstrations and uprising in Lhasa and many other parts of Tibet, in which Tibetans protested against the violation of their human rights and for freedom. In the run-up to the Olympic Games, the issue of Tibet therefore once again entered world public opinion. Leggi il seguito di questo post »

Tavola rotonda “Le Autonomie per il Tibet”

novembre 17, 2009

Trento 17 novembre 2009

Intervento di Roberto Pinter

Tashi Delek.

Siamo felici di accogliere in Trentino sua santità il Dalai Lama. E’ un onore per la nostra comunità, perché lei santità ci regala sempre una grande emozione e ci offre la saggezza della quale tutti abbiamo bisogno.

E’ la terza volta che viene in Trentino, sono passati otto anni dalla prima e vorrei poter affermare che il popolo tibetano ha fatto qualche passo in più verso la propria libertà, ma purtroppo non è così.

Nei giorni scorsi, nonostante l’imminente visita di Obama, è stata eseguita la condanna a morte di due giovani tibetani per aver partecipato alle proteste del marzo 2008, uno schiaffo a tutta la comunità internazionale che aveva espresso solidarietà ai tibetani vittime della feroce repressione alla vigilia delle olimpiadi.

La Cina ha trasformato l’isolamento nell’opinione pubblica mondiale nel rafforzamento del nazionalismo cinese e ha usato la crisi economica per consolidare il proprio peso nell’economia mondiale.

Nessun segnale di moderazione nei confronti dei tibetani e di ogni altra minoranza come quella jugura, nessuna apertura rispetto ai diritti umani violati, e l’anniversario del massacro di Piazza TienAnMen è stato usato per mostrare i muscoli di un apparato militare in continua crescita.

Proprio in questi giorni Obama è in Cina e sappiamo che il governo cinese, oltre a rifiutarsi di parlare di diritti umani, chiederà che sia riconosciuta la sovranità cinese sul Tibet e che quindi la questione tibetana sia considerata un affare interno.

Al Dalai Lama è stato riconosciuto il premio Nobel per la pace per quello che ha fatto e per la scelta della nonviolenza, al presidente Obama per quello che può fare. Mi auguro che quando i due premi Nobel si incontreranno Obama possa parlare di quello che ha fatto per il Tibet.

Per noi e per le Regioni che hanno ottenuto l’autonomia, la libertà del popolo tibetano non sarà mai un affare interno della Cina.

Ed è per questo che oggi abbiamo invitato il Dalai Lama. Non solo per sentire la sua parola, non solo per esprimere la nostra solidarietà e la commozione per le vittime della repressione cinese, non solo per chiedere la liberazione dei prigionieri politici e il rispetto della lingua, della cultura e della religione dei tibetani.

Oggi sua santità è qui per concludere un importante convegno che abbiamo voluto e insieme condiviso.

Io so che siete qui per sentire il Dalai Lama, ma chiedo la vostra pazienza che è pur sempre poca cosa rispetto a quella dei tibetani, perché il Dalai Lama oggi è qui per sentire quello che hanno da dire le Autonomie speciali come il Trentino, come il Sudtirol, come le isole Aland e come la Catalunya, insieme alle tante autonomie regionali di tutto il mondo.

La nostra iniziativa nasce dalla volontà di dimostrare che il “Memorandum per la genuina autonomia”, presentato al governo cinese e ingiustamente respinto, è in realtà coerente con la Costituzione cinese e in grado di riconoscere l’autogoverno ai tibetani pur nel rispetto degli attuali confini della Repubblica cinese.

Sandhong Rimpoché, capo del governo tibetano in esilio, ieri ha detto: “..non abbiamo una agenda segreta, non ci interessa il potere politico, non vogliamo l’indipendenza, vogliamo solo la libertà per il popolo tibetano e per questo vogliamo l’autonomia.”

Se la Cina vuole che le sia riconosciuta la sovranità territoriale sul Tibet deve riconoscere l’autonomia all’intero Tibet. Questa è l’unica strada per costruire un futuro di pace e di convivenza e per non uccidere l’identità e la speranza di un popolo.

La nostra iniziativa non finirà qui perché oggi concludiamo i lavori di questa tavola rotonda con una mozione delle “Autonomie per il Tibet”, un documento che vogliamo condividere con tutte le Autonomie regionali italiane, europee, mondiali, per creare una rete di sostegno alla lotta per l’autonomia dei tibetani e un supporto giuridico amministrativo al percorso per il riconoscimento dell’autonomia.

Le autonomie chiederanno ai rispettivi Stati un impegno della Comunità Internazionale, affinché a governare il mondo non siano soltanto gli interessi economici, ma anche il bisogno di rispettare i diritti umani, di tutelare le minoranze, e l’interesse alla salvaguardia di una terra bellissima, il Tibet, e del suo splendido e coraggioso popolo con la sua spiritualità e con la sua cultura.

Santità, lei ha più pazienza e più determinazione di noi, e vorremmo che la sua compassione e il suo impegno per continuare nella non violenza fossero premiati. Vorremmo che un giorno lei potesse, non solo ascoltare in una tavola rotonda i rappresentanti delle Autonomie, ma potesse intervenire come legittimo rappresentante della Regione autonoma del Tibet.

Questo è il nostro augurio e per questo auguriamo lunga vita a His Holiness

Condanne a morte eseguite a Lhasa, il dramma e la speranza del popolo tibetano.

novembre 2, 2009

L’esecuzione della condanna a morte di due giovani tibetani accusati di aver partecipato alle proteste e agli incidenti di Lhasa nel marzo dell’anno scorso suona come una sfida rispetto alla prossima visita di Obama in Cina.

Si conosce la facilità con la quale in un paese in preda alla corruzione e sprovvisto di una vera tutela dei diritti umani e della possibilità di una difesa, si condanna a morte e si eseguono a migliaia ogni anno. Si sperava che di fronte all’indignazione di tutto il mondo rispetto alla dura repressione del governo cinese nel Tibet ci fosse almeno la sospensione delle condanne a morte, anche come minimo gesto di disponibilità.

Così non è e continua così a rimanere lontana una soluzione positiva del dramma vissuto da un intero popolo. Un popolo quello tibetano che non perde il suo coraggio e la speranza, come ben documentato dall’inviato della Repubblica, Gianpaolo Visetti, che è riuscito a tornare in Tibet.

Lo stesso giornalista che abbiamo invitato a coordinare la tavola rotonda che il 17 novembre a Trento vedrà la presenza del Dalai Lama.

Il 16 e il 17 novembre cercheremo di aiutare il popolo tibetano con una riflessione che vuole supportare la richiesta di autonomia, proprio alla luce delle tante esperienze di autonomie che con l’autogoverno hanno risolto i conflitti di minoranze private del loro diritto alla autodeterminazione.

Il 17 sarà presente il Dalai Lama. Una grande occasione anche  per manifestare la nostra solidarietà al popolo tibetano e per chiedere di non eseguire le condanne a morte, di liberare i tanti prigionieri politici rinchiusi nelle carceri e di restituire ai tibetani i diritti fondamentali e la libertà.

Nuovo sito Roberto Pinter

ottobre 20, 2009

É on line un nuovo sito www.robertopinter.eu

ritorna a Trento il Dalai Lama

ottobre 20, 2009

Corriere 17 ottobre

La ricostruzione dopo il terremoto e il ruolo della Provincia di Trento

settembre 15, 2009

Lettera aperta al Presidente Lorenzo Dellai          

 Caro Presidente,

sono uno dei tanti trentini orgogliosi del lavoro fatto dai nostri volontari e dalla Protezione civile all’indomani del tragico terremoto in Abruzzo. E sono anche orgoglioso che siano state consegnate le prime casette a chi corre il rischio di affrontare l’inverno nelle tende e che siano state realizzate grazie anche alle risorse e alle competenze della autonomia e grazie alle professionalità cresciute in Trentino. Leggi il seguito di questo post »

candidato alla segreteria provinciale PD

settembre 2, 2009

(L'Adige 1 sett. 2009)

(L'Adige 1 sett. 2009)

Pinter

Il Partito Democratico del Trentino.

agosto 27, 2009

Le mie idee per il PD del Trentino 

Più che da dove vieni conta chi sei e dove vai. La nascita del PD è anche questo, è un progetto che guarda avanti, un’idea aperta. Ognuno porta la sua storia e le proprie passioni, ma insieme diamo vita ad un’idea politica nuova.

In Trentino questo ha permesso la nascita di un partito ricco del suo pluralismo ma non ipotecato da appartenenze, una scommessa aperta e capace di coniugare ancor di più identità territoriale e progetto nazionale. Leggi il seguito di questo post »


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