Trento 17 novembre 2009
Intervento di Roberto Pinter
Tashi Delek.
Siamo felici di accogliere in Trentino sua santità il Dalai Lama. E’ un onore per la nostra comunità, perché lei santità ci regala sempre una grande emozione e ci offre la saggezza della quale tutti abbiamo bisogno.
E’ la terza volta che viene in Trentino, sono passati otto anni dalla prima e vorrei poter affermare che il popolo tibetano ha fatto qualche passo in più verso la propria libertà, ma purtroppo non è così.
Nei giorni scorsi, nonostante l’imminente visita di Obama, è stata eseguita la condanna a morte di due giovani tibetani per aver partecipato alle proteste del marzo 2008, uno schiaffo a tutta la comunità internazionale che aveva espresso solidarietà ai tibetani vittime della feroce repressione alla vigilia delle olimpiadi.
La Cina ha trasformato l’isolamento nell’opinione pubblica mondiale nel rafforzamento del nazionalismo cinese e ha usato la crisi economica per consolidare il proprio peso nell’economia mondiale.
Nessun segnale di moderazione nei confronti dei tibetani e di ogni altra minoranza come quella jugura, nessuna apertura rispetto ai diritti umani violati, e l’anniversario del massacro di Piazza TienAnMen è stato usato per mostrare i muscoli di un apparato militare in continua crescita.
Proprio in questi giorni Obama è in Cina e sappiamo che il governo cinese, oltre a rifiutarsi di parlare di diritti umani, chiederà che sia riconosciuta la sovranità cinese sul Tibet e che quindi la questione tibetana sia considerata un affare interno.
Al Dalai Lama è stato riconosciuto il premio Nobel per la pace per quello che ha fatto e per la scelta della nonviolenza, al presidente Obama per quello che può fare. Mi auguro che quando i due premi Nobel si incontreranno Obama possa parlare di quello che ha fatto per il Tibet.
Per noi e per le Regioni che hanno ottenuto l’autonomia, la libertà del popolo tibetano non sarà mai un affare interno della Cina.
Ed è per questo che oggi abbiamo invitato il Dalai Lama. Non solo per sentire la sua parola, non solo per esprimere la nostra solidarietà e la commozione per le vittime della repressione cinese, non solo per chiedere la liberazione dei prigionieri politici e il rispetto della lingua, della cultura e della religione dei tibetani.
Oggi sua santità è qui per concludere un importante convegno che abbiamo voluto e insieme condiviso.
Io so che siete qui per sentire il Dalai Lama, ma chiedo la vostra pazienza che è pur sempre poca cosa rispetto a quella dei tibetani, perché il Dalai Lama oggi è qui per sentire quello che hanno da dire le Autonomie speciali come il Trentino, come il Sudtirol, come le isole Aland e come la Catalunya, insieme alle tante autonomie regionali di tutto il mondo.
La nostra iniziativa nasce dalla volontà di dimostrare che il “Memorandum per la genuina autonomia”, presentato al governo cinese e ingiustamente respinto, è in realtà coerente con la Costituzione cinese e in grado di riconoscere l’autogoverno ai tibetani pur nel rispetto degli attuali confini della Repubblica cinese.
Sandhong Rimpoché, capo del governo tibetano in esilio, ieri ha detto: “..non abbiamo una agenda segreta, non ci interessa il potere politico, non vogliamo l’indipendenza, vogliamo solo la libertà per il popolo tibetano e per questo vogliamo l’autonomia.”
Se la Cina vuole che le sia riconosciuta la sovranità territoriale sul Tibet deve riconoscere l’autonomia all’intero Tibet. Questa è l’unica strada per costruire un futuro di pace e di convivenza e per non uccidere l’identità e la speranza di un popolo.
La nostra iniziativa non finirà qui perché oggi concludiamo i lavori di questa tavola rotonda con una mozione delle “Autonomie per il Tibet”, un documento che vogliamo condividere con tutte le Autonomie regionali italiane, europee, mondiali, per creare una rete di sostegno alla lotta per l’autonomia dei tibetani e un supporto giuridico amministrativo al percorso per il riconoscimento dell’autonomia.
Le autonomie chiederanno ai rispettivi Stati un impegno della Comunità Internazionale, affinché a governare il mondo non siano soltanto gli interessi economici, ma anche il bisogno di rispettare i diritti umani, di tutelare le minoranze, e l’interesse alla salvaguardia di una terra bellissima, il Tibet, e del suo splendido e coraggioso popolo con la sua spiritualità e con la sua cultura.
Santità, lei ha più pazienza e più determinazione di noi, e vorremmo che la sua compassione e il suo impegno per continuare nella non violenza fossero premiati. Vorremmo che un giorno lei potesse, non solo ascoltare in una tavola rotonda i rappresentanti delle Autonomie, ma potesse intervenire come legittimo rappresentante della Regione autonoma del Tibet.
Questo è il nostro augurio e per questo auguriamo lunga vita a His Holiness